PSICOTERAPIA COGNITIVO COSTRUTTIVISTA

La Psicoterapia Cognitiva fa parte degli approcci Cognitivo-Comportamentali costituendone uno degli elementi caratterizzanti. Studi scientifici controllati hanno dimostrato l'efficacia della terapia cognitiva nel trattamento della maggior parte dei disturbi psicologici e risulta perciò essere ad oggi tra le psicoterapie più diffuse. Essa è caratterizzata dalla breve durata del trattamento e dall’utilizzo di tecniche e procedure definite e strutturate.

 

I primi modelli di psicoterapia cognitiva concepiscono la realtà psicologica come oggettiva e oggettivamente definibile e perciò unica e universale, uguale per tutti. L’individuo è, quindi, osservatore passivo di una realtà esterna che ha un senso e ordine oggettivo.

 

Negli anni il modello cognitivista ha subito delle modificazioni pur mantenendo una certa continuità con i concetti base. Approcci clinici ed ampliamenti teorici hanno guidato gli studiosi del comportamento alla formulazione della prospettiva Cognitivo Costruttivista Post-Razionalista, determinando uno spostamento dalla posizione oggettivante, in favore di una concezione più estesa dei fenomeni e processi soggettivi sottostanti un comportamento.

 

Il Cognitivismo Costruttivista abbandona l'idea di una realtà esterna ontologicamente data, oggettiva e vede l'individuo non più come mero osservatore passivo di essa ma come attivo organizzatore dei dati esterni secondo i propri peculiari schemi conoscitivi, secondo la propria struttura di personalità. La realtà psicologica, in questa matrice epistemologica, è considerata come il prodotto dell'interazione tra osservatore e ambiente. L'individuo che osserva non reagisce semplicemente agli stimoli dell'ambiente, ma è in grado di rappresentarsi l'ambiente stesso.


 È la persona stessa a creare e costruire la sua realtà, in base alle proprie regole interne , al suo mondo interiore e alle sue esperienze di vita. Si costruisce così una propria “mappa mentale” del mondo e reagisce alla realtà secondo questa “mappa”, amplificando la percezione di certi stimoli e sottostimandone altri.

 

L’individuo viene considerato come un sistema conoscitivo complesso, autonomo e organizzativamente chiuso in quanto ordina l’esperienza in modo da mantenere la continuità e coerenza del senso di sé (il mondo viene percepito in modo unico da ciascun individuo).

 

 

La sofferenza psicologica originerebbe da eventi interni o esterni che contrastano con la rappresentazione di sé e del mondo alla base del proprio sistema conoscitivo, eventi che l’individuo non riesce a gestire e integrare a causa dell’eccessiva rigidità di esso.

 

La terapia diviene pertanto, attraverso l’instaurazione di un rapporto di reciprocità emotivamente significativo tra terapeuta e paziente, uno spazio condiviso in cui è il paziente stesso, guidato dal terapeuta, a comprendere la sua personale modalità di conoscere il mondo e a trovare modalità più flessibili e articolate di dare un senso alla propria esperienza, acquisendo, in questo modo, un maggior grado di stabilità emotiva e capacità di fronteggiare gli eventi negativi.